Qui mi racconto senza forme...
Di capo a tre giornate, andando verso mezzodì, l’uomo s’incontra ad Anastasia, città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni.
Dovrei ora enumerare le merci che qui si comprano con vantaggio: agata onice crisopazio e altre varietà di calcedonio; lodare la carne del fagiano dorato che si cucina sulla fiamma di legno di ciliegio stagionato e si cosparge con molto origano; dire delle donne che ho visto fare il bagno nella vasca d’un giardino e che talvolta invitano - si racconta - il passeggero a spogliarsi con loro e rincorrerle nell’acqua.
Ma con queste notizie non ti direi la vera essenza della città: perchè mentre la descrizione di Anastasia non fa che risvegliare i desideri uno per volta per obbligarti a soffocarli, a chi si trova un mattino in mezzo ad Anastasia i desideri si risvegliano tutti insieme e ti circondano.
La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poichè essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento.
Tale potere, che ora dicono maligno ora benigno, ha Anastasia, città ingannatrice: se per otto ore al giorno tu lavori come tagliatore d’agate onici crisopazi, la tua fatica che dà forma al desiderio prende dal desiderio la sua forma, e tu credi di godere per tutta Anastasia mentre non ne sei che lo schiavo.
Le città invisibili - Anastasia
Italo Calvino

Momenti colorano
il tuo animo
e come goccie cadono
lacrime che non si mostrano
nella calma
di un raggio giunto dalla finestra
accostata
messaggera di voci lontane
solitario
ascolti il mio respiro
che ti distrae
senza scaldarti quanto
avresti voluto
portato da quel raggio
come un peso
risuona il silenzio
di parole non dette
ma foriere di ciglia aggrottate
quando solo
basterebbe un abbraccio
senza rumori e timori
ti accarezzo
senza più parole né pensieri
facendo mie
le ansie del tuo cuore
e nulla chiedo
se non di consentirlo
per cullare il tuo respiro
al suono di un orologio a muro...