Prendete tutti questi film insieme:
"Smoke", "Pulp Fiction",
"Qualcuno volò sul nido del cuculo",
"Guerre Stellari", "Spartacus",
"I ponti di Madison County"
Ora metteteli dentro una bottiglia
e cominciate ad agitarla
sempre più forte.
Trasferitevi con il pensiero nell'anno 101 a.C.
Dimenticate tutti i film su Roma antica che avete visto.
Dimenticate tutto quello che avete studiato a scuola.
Preparatevi a trasferirvi in un mondo
molto più esotico e lontano da noi
di quanto potreste immaginare.
Radici antiche e nascoste delle quali
abbiamo perduto ogni memoria.
Agitate la bottiglia.
Agitate forte
al ritmo della musica.
State raggiungendo l'antico Piceno
sorvolate il Fiscellius che ora chiamiamo Gran Sasso
planate sulla Sabina
poi deviate nella Marsica.
Ci sono tensioni
ci sono dolori
malattie
gioie
allegria
amori nascosti.
Agitate la bottiglia!
Forza! Agitate!
E ora rompetela!!!
ROMPETELA A OCCHI CHIUSI!
Benvenuti
nel mio romanzo
"Il toro e la lupa"
:D
questa musica ascoltatela tutta o non ascoltatela affatto
è una delle colonne sonore del mio romanzo storico "Il toro e la lupa"
Questa sera non scrivo.
Penso.
Aggiornamento del 2 luglio
Non ho voglia di cambiare post.
Voglio mantenere questa musica
lasciare liberi i pensieri di danzare al suo ritmo.
Vorrei scrivere
ma non mi viene niente da dire.
Eppure avrei da parlare per ore.
Che cos'è Dedry?
Un millesimo di ciò che sono.
Mi va stretto il web.
Vorrei guardare due occhi veri
sotto il sole.
I tuoi.
.O

Come lettere
restano le tue parole
sospese
su un cielo antico
che insieme
abbiamo visto di sottecchi
nascosti all'ombra
di mura silenziose e forti
in bilico
alla luce
di una luna piena
senza tempo
tra le rive di un fiume
allegro e gorgogliante
aspetto
un bar simpatico
l'azzurrino fumo
di un caffé compagno
là è rimasta
la mia anima
in attesa
chissà se mai
tornerò
a riprenderla
per sussurarle
sorridente
tranquilla siamo a casa adesso
.O

L'ironia, lo scherzo, la cortese presa in giro
sono favolosi elementi di comunicazione
di condivisione
persino di intimità.
Tuttavia, si possono commettere degli errori.
C'è sempre un vissuto altrui
con il quale confrontarsi.
Parole sorridenti e complici
possono in realtà risvegliare dei fantasmi.
Ma lo scopriamo solo dopo
averle maldestramente dette.
E pur senza malizia
né intenzione,
invece che risate condivise
finiamo per affrontare
lacrime di amarezza...
Serva sempre di lezione.
.O

Non so bene che scrivere
ma ho motivi per inserire questo post.
Bè, ottimi motivi.
Che si può dire?
Dunque...
Da martedì ho dolori lancinanti alla gamba destra.
Sì, sì. Roba da matti, vi assicuro.
Il dolore ha in sé interessanti
combinazioni di reazione emotiva.
Frustrazione, rabbia,
ironia, simpatia,
tristezza, empatia, vergogna,
impotenza, curiosità,
ilarità, pianto, perplessità.
E negli occhi di chi trascorre le sue giornate
al vostro irrequieto cappezzale
potete leggere ogni tipo di emozione e devozione.
Non credevo, ma tanta gente
si premura per me
in questi giorni
e questo è inaspettato e bello.
Ma una persona più importante
ha condiviso e condivide
queste mie giornate
di spaventoso languore.
Con una tenerezza
e un'attenzione da lasciare senza parole.
Con uno sguardo da cui traspare
tutta la preoccupazione e la consolazione
che si possono desiderare.
Ogni parola, ogni sorriso
una carezza sulla parte dolente.
Grazie mio piccolo amore.
Grazie mia dolcissima luna.
Non dimenticherò mai
questi momenti.
Grazie...
.O

Andassi via lontano
quante cose belle
ti accadrebbero?
Quanto spazio avresti?
Venissi a te vicino
quante cose belle
ci accadrebbero?
Quanto spazio riempiremmo?
Bè, dico che
è tempo di mettersi in cammino.

Ho ascoltato questa frase:
La differenza tra amare e voler bene
è che
se vuoi bene a qualcuno
puoi farne a meno,
se ami
non puoi vivere senza...
Non so se sia così
o meno.
Non mi piacciono gli assoluti.
Mi sento amato.
Ogni giorno.
A volte di più, a volte di meno.
Giorno dopo giorno.
E questa è la cosa più importante.
.O

Monologo da recitare
(tono allegro, malinconico)
Sentirsi come
una bolla di sapone.
Una bolla è qualcosa che non c'era.
Si forma.
Cresce tonda tonda.
Riflette i colori dell'arcobaleno.
Sale speranzosa verso il cielo.
Su di lei si specchia
tutto il bello che c'è intorno.
Tutto quello che lei vede.
Se svanisce,
d'improvviso,
lo specchio flebile che era
non c'è più.
Tutto quello che c'è intorno
resta come prima.
Neanche l'ha vista.
Neanche ha mai saputo.
Quello che c'è intorno non cambia,
semplicemente,
prosegue ignaro.
Contento, tranquillo e indifferente,
a badare a ciò che vuole e gli interessa.
Come prima.
Eppure
lei,
prima,
c'era...
Ma chi poteva saperlo.
Un'altra
non sarà mai più
quella.
(sospiro, esce)

e come racconta questa musica, così mi sento io...
Ho bisogno
di ritrovare verità
nelle cose,
di annusare la vita
e dirmi che ha il profumo
dei campi,
di guardare la gente
negli occhi
e sapere che ore sono,
di stare in silenzio
quando batte il sole
e credere che il sudore sia pioggia,
di stringere il mio sentire
per mano
e farlo crescere come un tulipano,
di ricordarmi chi sono
per non perdere
un treno che mi porti lontano,
di non essere tradito
pensando come
cuocere il pane,
di guardare una goccia sull'erba
senza sapere che è stata
appena tagliata,
di svegliarmi al mattino
senza portare il peso
di pentole vuote,
di toccare nuovamente il mare
sognando una spiaggia
dove fare l'amore.
Ho bisogno di vita,
d'acqua pulita,
ho bisogno
di leggere un libro
di Erri De Luca.
.O

Oggi niente poesie, né messaggi eterei.
Ho voglia di riflessione sociale e ho deciso di farla in modo atipico e trasversale (modo che mi contraddistingue): attraverso le parole di Bruce Sterling nella sua presentazione di William Gibson.
Voi direte "E chi diavolo sono questi due?"
Sono giullari, scrittori di fantascienza, irriverenti poeti del nulla. In questi giorni sto rileggendo dopo parecchio tempo "Neuromante" un romanzo profetico sulla "mutazione" sociale che ci attende. Un libro denso di spunti di discussione e riflessione, molto seri, inquietanti, attuali.
Le parole che seguono sono un mio libero adattamento di un illuminante saggio di Sterling scritto negli anni 80.
William Gibson è uno dei nostri migliori messaggeri di un futuro possibile. Il suo stupefacente primo romanzo, Neuromante, che ha vinto tutti i premi del settore nel 1985, ha dimostrato la sua impareggiabile capacità di localizzare con precisione i punti nevralgici della società. L'effetto è stato quello di una scossa elettrica, che ha contribuito a svegliare la science fiction dal suo letargo dogmatico. La strada che intendeva seguire era già visibile nella prima storia pubblicata, Frammenti di una rosa olografica, del 1977. I segni distintivi di Gibson sono già presenti: una complessa sintesi di moderna cultura pop, alta tecnologia, tecniche letterarie d'avanguardia. Gibson ha dato la prova più matura delle sue capacità nella serie dell'"Agglomerato": Johnny Mnemonic, New Rose Hotel e l'incredibile La notte che bruciammo Chrome. La pubblicazione di questi racconti sulla rivista Omni mostrò un livello di concentrazione e immaginazione che diede uno scossone all'intero genere fantascientifico. Queste storie densissime e barocche meritano di essere lette più volte, per la loro cupa e implacabile passione, per i dettagli intensamente precisi.
Il trionfo di questi pezzi sta nella loro capacità di evocare un futuro credibile. Un compito difficilissimo, che molti scrittori di fantascienza hanno evitato di affrontare per anni. Questo fallimento intellettuale spiega lo spaventoso proliferare di storie sul dopo-olocausto, di fantasie di spada-e-magia, e di quelle onnipresenti space opera in cui imperi galattici crollano molto opportunamente nella barbarie. Tutti questi sotto-generi sono il prodotto del desiderio impellente da parte degli scrittori di non occuparsi realisticamente del futuro.
Ma nelle storie dell'"Agglomerato" vediamo un futuro ricavato in maniera riconoscibile e dolorosa dalle moderne situazioni sociali. È multiforme, sofisticato, globale nella sua visione. Deriva da una nuova serie di punti di partenza: non dalle formule trite dei robot, delle astronavi, del moderno miracolo atomico, ma dalla cibernetica, dalle biotecnologie, dalla rete informatica, per dirne solo alcune.
Le tecniche estrapolative di Gibson sono quelle della fantascienza classica e pura, ma il modo in cui le sviluppa è tipico della New Wave. Al posto dei soliti tecnici spassionati e degli eroi tutti di un pezzo della fantascienza tecnologica, i suoi personaggi sono una ciurma di perdenti, truffatori, reietti, emarginati e schizofrenici. Vediamo questo futuro dall'interno, come è vissuto, non semplicemente come arida speculazione.
Nelle opere di Gibson ci ritroviamo nelle strade e nei vicoli, nel regno della lotta per la sopravvivenza, dove l'alta tecnologia è un ronzio costante, "come un esperimento impazzito di darwinismo sociale, inventato da un ricercatore annoiato che tiene perennemente premuto l'acceleratore." La scienza, in questo mondo, non è la fonte di bizzarre meraviglie, ma una forza onnipresente, diffusa, implacabile. E' un flusso di radiazioni mutagene che si diffondono fra una folla, un Autobus Globale stracarico che si inerpica a tutta velocità lungo una salita esponenziale.
Queste storie ci dipingono un ritratto immediatamente riconoscibile del destino moderno. Le estrapolazioni di Gibson mostrano, con enorme nitidezza, la massa nascosta di quell'iceberg che è il mutamento sociale. L'iceberg scivola in questo momento con sinistra maestosità sulla superficie del tardo ventesimo secolo, ma le sue proporzioni sono immense e oscure.
Non è un rivoluzionario che batte i pugni sul tavolo, ma un rinnovatore dotato di spirito pratico. Ha aperto i corridoi stagnanti della letteratura fantascientifica per farvi entrare l'aria fresca delle nuove conoscenze: la cultura golobalizzata, con la sua bizzarra, sinistra e crescente integrazione di moda e tecnologia.
Mi piace questo scritto.
Che c'entra tutto questo con l'oggi e con i nostri domani?
Gli scenari sono quelli del fallimento delle democrazie, dell'impero delle multinazionali e delle tecnocrazie stratificate, delle zaibatsu, dei gruppi finanziari e delle agenzie di servizio assunte a ruoli di organismi pubblici in mancanza di figure politiche, una dimensione priva di valori di riferimento dove l'individuo è massa, dove il sé è espressione di uno scopo e di un'immagine a contratto, dove la libertà di fare tutto è dittatura. E se ti ribelli, scopri quanto hai perso della storia.
C'entra, vi assicuro. C'entra.
Bisogna rifletterci un po'. Se vi va, naturalmente.